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AWARENESS CAMPUS

ISCRIZIONI APERTE

Awareness Campus è un evento con posti limitati. Per partecipare, compilare il modulo con le informazioni richieste e perfezionare l’iscrizione. Gli iscritti verranno serviti in ordine di arrivo. Il termine ultimo per iscriversi è il 19/07/2022. Il Campus si svolgerà al raggiungimento della quota minima di 35 partecipanti.

Dall’ 8 all’ 11 agosto 2022

AWARENESS CAMPUS

Pratiche di consapevolezza nella natura

Casa Alpina di Malesco  >Indicazioni

a cura di Gabriele Vacis e dell’Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona.

Oggi c’è molta più gente che fa teatro, che danza, di quanta non vada a vedere teatro e danza. Accade quindi che molti artisti non percepiscano più l’azione sociale come un dovere civile o una benevola elargizione.

 

I grandi maestri del Novecento hanno ispirato queste strade del teatro.
Il coinvolgimento del cittadino, della persona, nel lavoro artistico è ormai la poetica di molti attori, drammaturghi, registi.

L’arte non è più solo creazione di forme ma anche interazione.

 

Gabriele Vacis

Awareness Campus è un tempo, in questo caso quattro giorni, in cui si lavora praticamente all’esercizio della consapevolezza.

Ma se diciamo consapevolezza, in italiano, pensiamo subito alla comprensione mentale dei fenomeni, alla coscienza logica. La parola consapevolezza, in italiano, è qualcosa che ha a che fare con il cervello, una macchina del pensare. In inglese awareness significa sì consapevolezza ma comprende il corpo.

Per questo partiamo dal camminare. L’azione corporea più elementare. Camminare consapevolmente ascoltando il nostro corpo ma anche quello di chi abbiamo accanto.

A CHI SI RIVOLGE
Awareness Campus si rivolge a educatori, attori, operatori sociali, insegnanti, psicologi, danzatori, personale medi¬co-sanitario… a chiunque operi con singoli o gruppi di persone e voglia utilizzare le pratiche del teatro, dall’azione fisica e vocale alla narrazione, per prendersene cura.

Non sono solo gli artisti ad aver bisogno di una conoscenza profonda di sé stessi e degli altri per stare in scena: tutte le persone ne hanno bisogno per stare al mondo.

OBIETTIVI
Comprendiamo come e perché camminiamo attraverso la Schiera, pratica che serve a guardarci dentro, a percepire il nostro corpo. Quanti e quali muscoli utilizziamo quando camminiamo? Sono tutti necessari? Sono quelli giusti? Quand’è che siamo liberi di agire e quand’è che invece ci irrigidiamo? Quando e come creiamo libertà e quando e come produciamo tensione? Quali movimenti ci fanno bene e quali ci fanno male? La Schiera serve a rispondere a queste domande praticamente. Ma serve anche a camminare insieme, a fare i conti con gli altri. La Schiera, che si evolve in stormo, sciame, banco ma anche in branco, è una pratica che include, un’opportunità concreta di interazione, condivisione, di compimento di sé. La Schiera serve a stare in attenzione, è uno strumento articolato di costruzione della propria presenza, serve ad essere presenti a sé stessi, agli altri, al tempo, allo spazio.
Serve a creare azione comune. Spesso ci chiedono se l’obiettivo è il benessere. No, non solo. Comprendere quando stiamo bene e come creare le condizioni per stare bene è sicuramente un compito. Ma ci sono momenti in cui stiamo male, e ne abbiamo ragioni così serie che è impossibile eliminarle, e forse non è neanche giusto. Più che cercare ansiosamente di stare bene, quindi, preferiamo lavorare per stare con quello che c’è. Semplicemente starci dentro. Stare.

Il teatro si prende cura della persona da sempre.

La tragedia, nella Grecia classica, era il luogo dell’incontro della comunità. Attraverso la catarsi ci si purificava dalle passioni per guardare razionalmente alla soluzione dei conflitti, alle possibilità di convivenza. E il più grande teatro dell’antichità, Epidauro, apparteneva al grande complesso del tempio di Asclepio, il dio della sanità. Le pratiche del teatro hanno sempre supportato la socialità, la medicina, l’educazione.
Perché alla base di queste necessità umane c’è sempre la capacità di STARE. Di abitare consapevolmen-te il proprio corpo nel tempo e nello spazio. In autonomia o in relazione agli altri esseri umani.

Il nostro modo di operare si articola in tre sezioni: corpo, voce, narrazione.

Il lavoro sul corpo si concentra sullo scarico della tensione piuttosto che sull’accumulo. Viviamo in una continua presunzione di pericolo. Da qualche tempo lo scopo delle nostre vite non è più la felicità, il benessere, forse perché ce l’abbiamo già, la ricchezza. Da qualche tempo lo scopo ultimo sembra essere la sicurezza. Tutti i dati reali concordano su un fatto: nel nostro paese, nel nostro occidente opulento, da decenni, non abbiamo ragioni di sentirci insicuri. Fame, malattie e guerre, le tre disgrazie che hanno flagellato l’umanità, non sono certo sconfitte, ma sembrano decisamente attenuate. E questo ci mette al sicuro come non lo siamo mai stati nella storia. Quindi si fa appello alla “percezione”. Politici, sociologi, giornalisti, ripetono continuamente che la realtà è quella percepita. Di conseguenza la realtà concreta, empirica viene sospesa. Quali conseguenze ha sui corpi questa sospensione della realtà? Una ininterrotta contrazione urlante della muscolatura. Nella rappresentazione pubblica, dall’informazione al governo, dall’educazione all’arte, assistiamo ad una sorta di priapismo diffuso e costante. Se diamo ascolto al bombardamento che ci viene dalle famiglie dalle scuole, dai mass media, dai fenomeni artistici, dovremmo essere sempre all’altezza, sul pezzo, performanti, dovremmo essere sempre all’erta. Nei confronti però di pericoli che non esistono. Da Stanislavskij a Grotowski a Brook, grandi maestri del teatro del Novecento, raccomandavano agli attori di essere sempre all’erta. Ma gli uomini del loro secolo avevano visto guerre mondiali, avevano conosciuto fame e malattia. A pericolo reale opponevano un all’erta reale. Quello che possiamo fare è riprendere la lezione dei maestri del Novecento, il tempo del cinema, adeguandola ai tempi di Netflix. Come? Ricomponendo particelle elementari di realtà. Ricominciando a camminare, da come camminiamo. Così tutti invocano ascolto. Ma come si fa ad ascoltare? Rilasciando la muscolatura, rinunciando all’erezione pompata, innaturale che sembra sempre obbligatoria. Riconoscendo la necessità di scambio continuo di tensione e distensione, tra caricare e scaricare forza, tra inspirare, gonfiando il petto e le vene del collo ed espirare, tra sistole e diastole. La Schiera ha messo a punto una serie di esercizi che riconoscono le tensioni muscolari reali, ristabilendone l’equilibrio.

Casa Alpina di Malesco >Indicazioni

Lunedì 8 Agosto

09.30 -12.30 Arrivo, accoglienza, visita della struttura e accomodamento
13.00-14.00 Pranzo
15.00-19.00 Respiro Comune
20.00 – 21.00 Cena
21.30 – 23.00 Evento Spettacolo

Martedì 9 Agosto

08.30 -09.30 Colazione
10.00-13.00 Schiera
13.00 – 14.00 Pranzo
15.00-19.00 Stormo
20.00 – 21.00 Cena
21.30 – 23.00 Evento Spettacolo

Mercoledì 10 Agosto

08.30 -09.30 Colazione
10.00-13.00 Sciami
13.00 – 14.00 Pranzo
15.00-19.00 Ascoltare chi ti ascolta
20.00 – 21.00 Cena
21.30 – 23.00 Evento Spettacolo

Giovedì 11 Agosto

08.30 -09.30 Colazione
10.00-13.00 Sciami
13.00 – 14.00 Pranzo
15.00-17.30 La cura della persona, delle relazioni e dell’ambiente
17.30 Ripartenza 

 

Abbigliamento estivo da montagna. Un costume da bagno e un grande asciugamano.

Per il seminario è raccomandato un vestiario comodo (preferibilmente senza scritte, disegni), un paio di camicie a quadri. Si suggerisce l’uso di calze antiscivolo e scarpe da trekking.

Vi chiediamo di portare inoltre: una tazza per la colazione, una borraccia per l’acqua, un quaderno, una pila , la tua federa preferita, qualche piccolo oggetto che porteresti con te per fare di un luogo anonimo la tua casa.

In caso di maltempo alcune attività si svolgeranno al chiuso in spazi che consentono l’applicazione delle normative sanitarie vigenti.

LA TUA PRESENTAZIONE

Durante il campus ti chiederemo di presentarti. Potrà essere un tuo ritratto raccontato; ma anche una canzone, una danza, un video… Qualcosa che permetta di capire più precisamente possibile chi sei.

COSTO

La quota di iscrizione è di € 480 e comprende la partecipazione a tutte le pratiche, i percorsi nella natura, le LECTURE e i DOCUFILM, i pasti e l’ospitalità per 3 notti in camerate e l’assicurazione.

Per chi desidera un altro tipo di alloggio (albergo o B&B) e per i residenti in zona la quota di partecipazione è di € 435 comprensiva di tutti i pasti.

I PASTI

Saranno garantite al gruppo le colazioni (dalle 8.30 alle 9.30), i pranzi (dalle 13.00 alle 14.30 a seguire pausa-relax fino alle 15.00) e le cene (dalle 20.30 alle 21.30) cercando di venire incontro alla sensibilità alimentare di ognuno. Se c’è qualcosa da comunicarci su questo aspetto non esitate a farlo.

L’OSPITALITA’ – Come Raggiungere Casa Alpina

Sarà garantita l’accoglienza presso la Casa Alpina di Malesco. Oltre che con mezzi propri, è possibile utilizzare la Ferrovia Vigezzina Centovalli. Orari e percorso a questo indirizzo: https://www.vigezzinacentovalli.com/info-servizi.html 

GABRIELE VACIS

Ha scritto e curato la regia di numerosi spettacoli teatrali: Esercizi sulla tavola di Mendeleev, premio Opera Prima 1985; Elementi di struttura del sentimento, premio UBU 1986; La Storia di Romeo e Giulietta, premio UBU 1992; Il racconto del Vajont, premio UBU 1994, da cui la trasmissione televisiva Serata Vajont, vincitrice dell’OSCAR della televisione 1998.
È autore e protagonista di Totem, con Alessandro Baricco, trasmesso da RAIDUE nel 1998.
Nel 2006 ha curato la Cerimonia d’apertura degli Olimpic Winter Games, e di Bookstock, cerimonia d’apertura di Torino Capitale del libro.
Ha diretto il corso attori e il corso di regia alla Scuola “Paolo Grassi” di Milano.
Ha diretto il Progetto TAM, Scuola per attori del Palestinian National Theatre a Gerusalemme.
Ha curato e pubblicato diverse traduzioni, adattamenti teatrali e saggi, tra cui AWARENESS, dieci giorni con Jerzy Grotowsky, Rizzoli 2001.
Dal 2002 al 2006 è regista stabile al Teatro Stabile di Torino per cui ha ideato Torino Spiritualità.
Nel 2008 ha scritto e diretto il film Uno scampolo di paradiso, premio della Giuria al Festival di Annecy, nel 2010 La paura siCura prodotto dalla FISU Forum Italiano per la sicurezza urbana.
Insegna Istituzioni di Regia e Teatro Sociale all’Università Cattolica di Milano, all’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, alla Sapienza Università di Roma, allo IUAV di Venezia, all’Università Paris III.
Nel 2017 ha fondato l’Istituto di Pratiche Teatrali per la Cura della Persona.
Nel 2021 con i suoi ex allievi della scuola per attori del Teatro Stabile di Torino, Potenziali Evocati Multimediali Impresa Sociale.

ISTITUTO DI PRATICHE TEATRALI PER LA CURA DELLA PERSONA

tratto da “EDUCARE ALLA RELAZIONE” – Angela Albanese

Gabriele Vacis crea l’Istituto per la Cura della Persona con Roberto Tarasco, Antonia Spaliviero, Barbara Bonriposi e un vasto gruppo di collaboratori e di specialisti che li hanno supportati in questi anni. Insieme cercano di comprendere, far comprendere e mettere in atto l’articolazione della pratica teatrale non più solo come momento di creazione di forme artistiche, ma come luogo di integrazione sociale e interculturale, luogo di inclusione di ogni forma di disabilità e diversità. Sono molteplici le attività svolte dall’Istituto, considerato anche dal Ministero per i beni e le attività culturali quale progetto pilota a livello nazionale: i seminari e il lavoro congiunto con medici, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, studiosi e ricercatori, con operatori dei servizi sociali e sanitari; i numerosissimi laboratori nelle scuole culminanti in momenti performativi. […]

“Siamo partiti per conoscere un fenomeno – racconta Vacis – e abbiamo finito, in più di mille colloqui finora, per conoscere delle persone”.

Pur nella loro differente articolazione, le molte attività dell’Istituto convergono però tutte verso un unico intento: l’educazione alla consapevolezza di sé e dell’altro, l’educazione all’ascolto non eroso dall’abitudine, non mediato dall’opinione pregiudicante, l’educazione alla relazione, senza la quale nessuna cura, in nessun luogo, può neanche avere inizio. Le pratiche del teatro che si prendono cura della persona da sempre, possono supportare la socialità, la medicina, l’educazione, perché non sono solo gli attori ad aver bisogno di una conoscenza profonda di sé stessi e degli altri per stare in scena, ma tutte le persone ne hanno bisogno per stare al mondo”